Il Quattrocento   versione testuale

Il quattrocento si apre con Giacomo Donadei, che tiene la diocesi dell’Aquila per ben trenta anni dal 1401 al 1431. Dopo un passato scismatico, il Donadei fa ammenda dei suoi errori e si sottomette al legittimo Papa romano, Bonifacio IX. Nel suo lungo episcopato riorganizza economicamente e spiritualmente l’intera diocesi. Il 27 maggio 1413 fa trasportare le reliquie del corpo di S. Massimo da Aveia alla cattedrale aquilana, deponendole sotto l’altare. Abile uomo politico non esita a difendere personalmente la sua città: il 2 giugno 1424, raccolto un esercito, sconfigge a Bazzano la soldataglia di Braccio da Montone. Muore nel 1431 e viene sepolto in cattedrale rimpianto da tutti i suoi concittadini.

Immediatamente dopo viene eletto Amico Agnifili. Il nuovo vescovo nasce a Rocca di Mezzo nel1398 da una povera famiglia di pastori. L’indigenza della famiglia non gli impedisce di studiare a Bologna presso il giureconsulto Giovanni da Saliceto e il 13 agosto 1426 consegue la laurea in diritto canonico. Durante il periodo degli studi bolognesi, il futuro cardinale ha anche modo di stringere amicizia con alcune fra le personalità più importanti del periodo: il cardinale Domenico Capranica, Enea Silvio Piccolomini (poi papa col nome di Pio II) e Pietro Barbo (Paolo II). Sarà proprio l’amicizia con questi personaggi a permettergli di far carriera nell’amministrazione pontificia. Ancora giovane viene nominato canonico della cattedrale dell’Aquila e poi arciprete di Barete. Su proposta di Giovanni da Capestrano e della maggior parte degli abitanti, dopo la morte di Giacomo Donadei, il 23 maggio 1431 viene eletto vescovo dell’Aquila e regge la diocesi fino al 1472, quando la lascia in favore del nipote Francesco. Nonostante il vescovado aquilano, Amico è legato pontificio all’incoronazione imperiale di Sigismondo di Lussemburgo (1433) e prende parte al Concilio di Firenze (1439): la carriera politica è così piena e fervida che viene nominato governatore della Provincia del Patrimonio (1440), Rettore della città di Viterbo (1441), Governatore di Spoleto (1447), Custode del Conclave del 1447 e quindi Governatore di Orvieto (1447 - 1451), città ribelle tornata sotto la Santa Sede. Si fa protettore dell'Ordine dei Frati Minori della regolare Osservanza: infatti sotto il suo episcopato predica all'Aquila Bernardino da Siena, insieme al già citato Giovanni da Capestrano (che nel 1447 vi aveva fondato lo Spedale Maggiore) e san Giacomo della Marca. Tanta è la stima nei confronti del frate senese che è proprio l’Agnifili ad invitare  Bernardino da Siena a predicare all’Aquila, dove il santo muore nel 1444, e a presiedere al suo processo di canonizzazione. La forza dei predicatori e la lungimiranza del vescovo permettono la creazione di un monte di pietà (1468). Papa Paolo II lo crea cardinale nel concistoro del 18 settembre 1467 e, successivamente, riceve anche il titolo di Santa Balbina, titolo che poi lascia il 13 ottobre 1469 per quello di Santa Maria in Trastevere. Il 20 agosto 1476 muore il nipote Francesco, dopo soli quattro anni di episcopato aquilano (1472-1476) e così il vecchio cardinale torna ad occupare la sede vescovile dell’Aquila, che tiene fino al giorno della sua morte avvenuta il 9 novembre 1476. la sua sepoltura si trova all’interno della cattedrale aquilana.

Nel 1477 papa Sisto IV nomina vescovo dell’Aquila il napoletano Ludovico Borgio, che fino al 1485 cercherà di governare una città, che ancora vive del ricordo del gran cardinale Agnifili. A funestare il suo episcopato sono la peste del 1478 che colpisce e funesta tutto il contado aquilano e l’accusa di avidità. Sotto il suo governo viene costruita la cassa in argento per il corpo di Bernardino da Siena, donata dal re di Francia. Muore a Roma nel 1485.

L’anno successivo viene eletto vescovo dell’Aquila il patrizio cittadino Giovan Battista Gaglioffi. Già abate di Lucoli, il Gaglioffi regge la diocesi aquilana dal 1486 al 1491. Il fatto d’esser vescovo non gli ostacola di partecipare con tutta la sua famiglia alla congiura dei Baroni del Regno di Napoli e, per questo motivo, muore assassinato a Roma, dove si era recato per discolparsi davanti al pontefice.

Dopo due anni di vacanza giunge all’Aquila Giovanni Di Leone, già vescovo di Caserta, e vi rimane fino al 1502. A causa dei cambiamenti di potere del Regno di Napoli e delle lotte intestine alla città, il vescovo non ha modo di poter esercitare al meglio il suo ministero, tanto che passa la maggior parte della sua vita ne suo palazzo, disinteressandosi di quanto accadeva fuori.
 
 
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