Il Settecento   versione testuale

Dopo i tristi fatti che coinvolgono Ignazio De la Zerda e il catastrofico terremoto del 1703, la sede aquilana viene affidata a vari vicari capitolari e bisogna attendere il 1718 per avere in diocesi un altro vescovo. Domenico Taglialatela è il primo vescovo del settecento aquilano. Giunto in diocesi subito fa traslare il corpo del suo predecessore e lo fa seppellire in cattedrale. Nonostante le difficoltà causate dal terremoto, il Taglialatela deve difendersi dagli attacchi degli abati di Lucoli e Collemaggio. Nel 1727 convoca il terzo Sinodo Diocesano e ultima il restauro della cattedrale. Nel 1729 riapre al culto la cattedrale, costruisce la tomba e il trono dei vescovi e ultima il coro intagliato da Mosca di Pescocostanzo. Istituisce un’accademia di morale e stabilisce che annualmente si tenessero gli esercizi spirituali per il clero nella sagrestia della cattedrale. Muore mentre predicava nella chiesa di S. Marco il 18 marzo 1742.

Morto il Taglialatela, Carlo II nomina vescovo dell’Aquila il napoletano Giuseppe Coppola. Amante della cultura e delle scienze umanistiche fonda nell’Oratorio di S. Filippo Neri l’Accademia di Storia Ecclesiastica. Incrementa lo studio della filosofia nel Seminario Diocesano ed apre la scuola di canto gregoriano. Sotto il governo si ritrovano le reliquie di S. Eusanio  nella cripta del paese forconese e si attesta l’autenticità degli atti di S. Massimo. L’invasione austriaca del Regno di Napoli e l’accoglienza festosa con cui il vescovo accoglie le truppe asburgiche in città costano all’Aquila il titolo di ‘città ribelle’ e al vescovo il trasferimento forzato a Castellamare di Stabia. Muore a Napoli.

Nel 1750 il teologo e dotto Ludovico Sabatini d’Anfora viene nominato vescovo dell’Aquila. Il suo arrivo in diocesi vede finalmente concluso il centenario dissidio tra la curia vescovile e le tante abbazie e arcipreture dell’aquilano. Il 6 ottobre 1672 un violento terremoto colpisce la città e distrugge il circondario: in quell’occasione il vescovo stabilisce che si celebrasse per sempre il patrocinio di S. Emidio e che si esponesse la reliquia tutti i mercoledì dell’anno. Nonostante il suo amore per la cultura non si riesce a capire la chiusura di tutte le Accademie cittadine e dello stesso Seminario Diocesano. Nel 1764-65 la diocesi aquilana è colpita da una forte carestia: questa circostanza dà modo al vescovo di aiutare materialmente i fedeli più bisognosi. Muore il 5 luglio 1776 mentre compie la visita pastorale a Rocca di Mezzo ed è sepolto nella cattedrale aquilana.

L’anno seguente viene consacrato vescovo dell’Aquila il giurista salernitano Benedetto Cervone. Il suo episcopato è il più breve del Settecento e dura solo un decennio. Nel 1779 riapre il Seminario e immediatamente dopo la Cattedrale, rovinata dalle scosse telluriche del 1778. Questo terremoto, la carestia del 1779 e la grandine del 1783 sono gli eventi incresciosi che rattristano il suo operato. Muore a Napoli nel 1788.

Dopo una lunga serie di presuli napoletani finalmente nel 1792 viene nominato vescovo della chiesa aquilana il lucolano Francesco Saverio Gualtieri, che occuperà il suo posto per ben venticinque anni. Dopo una gioventù dedicato allo studio e alla preghiera viene scelto dal re Ferdinando IV e confermato da Pio VI. Il 25 giugno 1796 ha la fortuna di ricevere nel suo palazzo il re di Napoli Ferdinando IV in visita alla città. Nel 1798 L’Aquila viene invasa dai Francesi Rivoluzionari, che per un anno intero saccheggiano e depredano la città. Il 23 marzo del 1799, Sabato Santo, i francesi danno sfogo a tutta la loro rabbia e trucidano la maggior parte dei frati di S. Bernardino e saccheggiano la Basilica: in ugual modo si comportano con la Cattedrale e con la Basilica di Collemaggio. Nel 1807, passato il vento rivoluzionario, il vescovo aquilano ospita nel suo palazzo il re Giuseppe Bonaparte. Dopo sette anni convoca il quarto Sinodo Diocesano e nel 1817, grazie al suo interessamento, L’Aquila ottiene dal re Ferdinando I, re delle Due Sicilie, l’istituzione del Real Liceo e della Gran Corte Civile degli Abruzzi. Nel 1818 Gualtieri viene trasferito a Caserta, dove muore il 15 giugno 1831 all’età di novantuno anni.
 

 
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